PROGRAMMI SOLISTICI

Musica e Popolo
 Il suono degli dei lontani
Programmi per concerti solistici 2012

Nuovi suoni e profumi dall'Africa

"Il recital è invenzione del romanticismo o, più esattamente, di un artista accesamente romantico, Franz Liszt ... Il termine "recital on the pianoforte" fu adottato da Liszt a Londra, il 9 giugno 1840. Prima di inventare la denominazione, Liszt aveva però inventato la manifestazione, lo spettacolo del solitario cavaliere della musica alle prese con il drago chiamato pubblico" (Piero Rattalino, Pianisti e fortisti)

La perfetta riuscita di uno spettacolo musicale richiede l'ottimizzazione dei fattori emozionali in cui lo spettatore é coinvolto. Molto spesso, se non proprio sempre, i concerti di musica classica prevedono una scena convenzionale: il palco vuoto, gli strumenti, i musicisti in abito "elegante", luci rigorosamente fisse e molto manierismo; tutta questa asetticità avrebbe lo scopo di concentrare l'attenzione dello spettatore, o meglio dell'ascoltatore, solo sulla musica. Ma sarà l'unico modo?

Certa che le modalità di fruizione della musica colta possano essere altre rispetto alla classica etica rigorosamente invariata che accompagna le sale da concerto dall’800 ad oggi, Silvia Belfiore crede che la musica classica possa essere fornita e fruita in maniera alternativa ed arrivare così anche ad un pubblico più vasto.

Dunque, pur rimanendo nei canoni di un profondo rispetto e amore per la musica colta, da anni si occupa di “sperimentare” quei piccoli accorgimenti che creano la differenza: propone sedi alternative per i propri concerti o, più frequentemente, formule inusuali.

E’ questo il caso del concerto-spettacolo “MUSICA E POPOLO” che, con l’ausilio dell’aspetto visivo, due schermi per le immagini e la disposizione del pianoforte che comporta la visione del pianista girato con le spalle al pubblico, ha trasformato un normale concerto in un accattivante spettacolo in cui l'occhio non distrae mai l'orecchio ma lo predispone al piacere dell'ascolto di musiche particolarmente suggestive.

Oppure, con “IL SUONO DEGLI DEI LONTANI”, Silvia Belfiore propone un concerto-performance che intende ottenere un più avvincente coinvolgimento del pubblico. A tale fine, fuori dagli schemi convenzionali che accompagnano normalmente i concerti, adotta pochi accorgimenti e lo spettatore si trova immerso in un contesto quantomeno inusuale. La performance si serve di elementi molto semplici ed essenziali: piccoli particolari “decorativi” dello spazio scenico, un’illuminazione fioca che attenua l’eccessiva attenzione rivolta usualmente all’esecutore, l’ausilio di profumi sparsi in mezzo al pubblico, la continuità dovuta all’assenza dell’intervallo; tanto per citarne alcuni. L’obiettivo è creare un’atmosfera avvolgente di concentrazione densa e soffocante di fumo del misticismo che possa sollecitare un approccio emotivo nei confronti del valore dei suoni.

Ricordiamo quanto anche il pianista Sviatoslav Richter scriveva a proposito della necessità di suonare con poca luce: “Noi viviamo in un’epoca visiva e niente è più funesto per la musica. L’agitarsi delle dita, la mimica del volto (che non riflettono la musica ma il lavoro sulla musica e non aiutano in niente a coglierla a pieno), gli sguardi lanciati sulla sala e sugli spettatori sono tutte forme di disturbo per la concentrazione del pubblico, che sviano l’immaginazione e si frappongono fra lui e la musica. Bisogna che la musica arrivi pura e diretta. Con i miei saluti più cordiali e con la speranza che l’oscurità favorisca il raccoglimento e non la sonnolenza!”.